
Appello per una mobilitazione contro nuovi imperialismi, dittature e autocrazie.
L’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela, le minacce riferite alla Groenlandia e ad altri Paesi sono la dimostrazione della tragica involuzione che segna una delle più potenti democrazie avanzate. La storia ci mette incredibilmente di fronte a progetti imperialisti, volontà di annessione, l’uso della forza militare come strumento di soluzione di conflitti tra i popoli, la logica prevaricatrice di potenza e di dominio che risponde innanzitutto ad interessi economici, oltre che geopolitici, con l’obiettivo esplicito di appropriarsi di risorse strategiche.
La conseguenza di questi atti è il totale annichilimento dei principi fondanti del diritto internazionale, oltre alla palese violazione della Carta della Nazioni Unite. Atti di guerra che, nel caso del Venezuela, mettono a repentaglio la pace e la stabilità dell’intera regione sudamericana.
Il regime venezuelano era e rimane tuttora una dittatura nella quale i diritti umani e le libertà democratiche sono calpestate. Ma ciò non deve far perdere di vista il diritto dei popoli alla autodeterminazione ed a saper costruire e conquistare le necessarie transizioni verso sistemi dove vigano i principi di libertà, giustizia sociale e democrazia politica, senza dover soggiacere ad incursioni esterne che rispondono ad altri interessi. Per questo esprimiamo la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano.
Il quadro internazionale si fa sempre più drammatico: l’aggressione di Putin all’Ucraina continua a mietere vittime e quella assurda guerra di invasione non sembra poter trovare una fine; l’amministrazione Trump mette a repentaglio il diritto internazionale con attacchi armati anche in Nigeria, in Siria e in Iran. In Palestina si continua con una logica genocidaria non solo per gli attacchi armati, ma anche per la carestia, attivamente sostenuta da decisioni esecrabili del governo Netanyahu che ha persino messo al bando 37 ONG internazionali.
È parte di questo terribile scenario la situazione in Iran, dove la repressione dei movimenti di protesta contro le insostenibili condizioni sociali e l’assenza delle più comuni libertà si manifesta in modo sempre più duro e sanguinario, con un rapido e crescendo in questi giorni.
Ribadiamo che la pace, la sicurezza comune, la democrazia, i diritti civili e sociali e le libertà sono indivisibili dal rispetto dei diritti umani e dall’applicazione del diritto internazionale. Questo dovrebbe guidare l’azione del nostro Governo, nel rispetto innanzitutto dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, anche sul piano internazionale. Ma è necessario che anche l’Europa si risvegli da questa sorta di auto-annullamento che la sta caratterizzando, incapace soprattutto di dare una prospettiva a ciò che si è costruito in questo continente dopo la Seconda guerra mondiale ed ai valori che l’hanno fondata.
Alla logica di spartizione in aree di influenza del mondo, a questa esplicita torsione delle relazioni internazionali, che apre a scenari di guerra distruttivi, si deve rispondere ripristinando il multilateralismo, la capacità di dialogo e convivenza civile tra i popoli e la volontà di costruire una prospettiva di pace, di giustizia sociale e di disarmo globale. Così come va ribadito il diritto delle popolazioni ad una politica di accoglienza per coloro che fuggono da guerre, violenze, carestie e da un’esistenza resa impossibile dai cambiamenti climatici.
Per queste ragioni dobbiamo proseguire e intensificare la nostra mobilitazione, che proseguirà sabato 24 e domenica 25 gennaio a Bologna con l’assemblea nazionale “Contro i Re e le loro guerre”, convocata da una convergenza di organizzazioni sociali, tra cui le reti Stop Rearm Europe e No DL Sicurezza, per confrontarsi collettivamente su come costruire un’alternativa ai nuovi re e alle loro guerre.
Bologna, 11 gennaio 2026
