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Il Messaggio del Presidente ANPI Nazionale sulla Girornata della Memoria

By 27 Gennaio 2012 No Comments

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI
CARLO SMURAGLIA:

► 27 gennaio, Giorno della Memoria: il nostro impegno deve essere forte e
unitario per garantire che al ricordo partecipi tutta la collettività, non solo “i
diretti” interessati.

Nel corso della prossima settimana, si moltiplicheranno le iniziative per il “Giorno della
Memoria”. Mi auguro che siano molte, partecipate e unitarie.
E’ noto che in vari ambienti, si considera la memoria come una cosa propria, che
riguarda la propria associazione, i propri iscritti. Noi dobbiamo reagire a questa
tendenza. Si è trattato di una tragedia immane, milioni di persone sono state
perseguitate, deportate, sottoposte a trattamenti terribili, uccise. Questo ha
riguardato tutti, perché la violenza veniva esercitata in nome della “razza” e in
essa veniva fatto rientrare non solo il colore della pelle e l’ubicazione geografica
del luogo di nascita ma anche ogni forma di “diversità”, il pensare diversamente e
liberamente, il contrasto ad ogni forma di concezione autoritaria.
Certo, il più omologo e compatto gruppo è stato quello degli ebrei e su questo è nata
l’espressione terribile della Shoah. Ma isolare questo tremendo fenomeno non giova a
nessuno.
Il male si è scatenato contro tutti coloro che erano considerati più deboli, diversi e
comunque “nemici”.
Ed è attorno a questa unitarietà del male che bisogna ritrovare l’unità di chi è contrario alla
violenza, alla barbarie, alla discriminazione. E in questa unità vanno coinvolti non solo i
sopravvissuti e i loro familiari, ma anche tutti i cittadini che concordano sul fatto che simili
tragedie non debbono verificarsi mai più.
Ecco perché il nostro impegno deve essere forte e unitario, per garantire che al
ricordo partecipino tutta la collettività e non solo coloro che in qualche modo sono
– più o meno direttamente – coinvolti.
Il male è sempre in agguato; di violenza è pieno il mondo, in ogni sua parte; e
dunque una grande coalizione fra tutti coloro che aspirano al bene comune, alla
pace, alla convivenza e alla solidarietà, è davvero indispensabile, proprio per il
futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. Ma bisogna anche che la memoria sia
“attiva”, non rituale, non commemorativa, perché se così fosse servirebbe a poco.
Bisogna coinvolgere, far conoscere, far sapere ciò che veramente è accaduto soprattutto a
chi non l’ha vissuto e tante cose le ignora.
Occorre anche un grande sforzo di fantasia, per creare forme nuove di ricordo e di modalità
diverse di sensibilizzazione.
Abbiamo da tempo richiamato l’attenzione dei nostri organismi periferici affinché si attivino
per tempo e realizzino giornate della memoria efficaci, unitarie, sentite, nelle quali si realizzi il
maggiore coinvolgimento, anche delle scuole e dei giovani.
Confidiamo che l’appello non sia caduto nel vuoto e che l’ANPI, in ogni sede e luogo sia tra i
primi a costruire, inventare, realizzare, un memorabile ricordo.

► Contro la violenza sempre più diffusa serve a poco predicare la pace. Ci
vogliono operazioni attive, una diffusa campagna culturale per il bene di tutti
Ho accennato alle violenze del passato. Ma bisogna occuparsi e preoccuparsi anche di quelle
del presente. C’è un’atmosfera, un clima che impressionano e suscitano davvero
preoccupazione, perché la violenza si diffonde e sembra scatenarsi spesso anche per motivi
apparentemente futili e banali. C’è la violenza degli uomini sulle donne, in casa e fuori, che
sta assumendo un ritmo crescente, con atti terribili anche solo per un rifiuto. C’è la violenza
di chi – a bordo di un Suv – travolge un vigile in bicicletta e lo uccide trascinandolo per
centinaia di metri; c’è la violenza politica addirittura all’interno dello stesso partito o
movimento, per semplici dissensi (il caso di Roma, che vede impegnati personaggi di destra,
è altamente significativo, al riguardo). Ci sono violenti ritorni di fiamma di carattere razzista
(basti pensare alla tragica vicenda di Firenze ed al numero incredibile di coloro che sul web
hanno inneggiato all’assassino); ci sono liti in strada che finiscono in dramma; solo a Roma il
numero degli atti violenti, di quest’ultimo anno, è cresciuto in misura allarmante.
Tutto ciò è grave e drammatico di per sé; ma è anche pericoloso, per i processi
imitativi che si scatenano e soprattutto perché l’esasperazione di molti – per i
tanti motivi che conosciamo e non sono solo italiani – può sfociare facilmente in
gesti disperati e inaccettabili.
Contro tutto questo, serve a poco predicare la pace.
Ci vogliono operazioni attive, un forte impegno delle forze democratiche, una
diffusa campagna culturale per il bene di tutti. Torniamo, nella vita politica, ma
anche in quella civile, al confronto, al rispetto delle regole, alla tolleranza.
Bisogna ingaggiare una grande battaglia per riportare il nostro Paese a livelli
culturali di civiltà e di convivenza, contrastando l’odio, la barbarie e tutte le forme
in cui la violenza si esplica.
Anche in questo, l’ANPI deve essere in prima fila, non per predicare o raccomandare
soltanto, ma per indicare la strada giusta della convivenza civile e praticarla concretamente e
per partecipare in prima persona a quella grande campagna culturale cui ho accennato.

► Neofascismo e neonazismo: basta con la tolleranza, la connivenza, il sostegno
anche solo morale. Occorre l’impegno di tutti per chiedere a gran voce il rispetto
delle leggi
Continuano a ripetersi manifestazioni e azioni di tipo neofascista e neonazista in Italia e in
Europa. Si tratta di un fenomeno davvero incredibile e contrario ad ogni razionalità, poiché la
logica imporrebbe di non tornare mai più su simboli, idee e manifestazioni che sanno solo di
lutti e di morte. Ma esse si ripetono, contro ogni logica; e non trovano, anche nelle istituzioni,
quel contrasto che sarebbe necessario e che in molti casi è imposto da leggi che nessuno
rispetta o fa rispettare.
Anche in questo caso, occorre una svolta radicale. Basta con la tolleranza, la
connivenza, il sostegno anche solo morale. Abbiamo una Costituzione
profondamente antifascista, ma ad essa non corrispondono, spesso, apparati
davvero convinti dei princìpi che essa esprime. Ci sono leggi che vietano apologie
di forme autoritarie del passato, così come il razzismo e l’incitamento all’odio. Ma
quasi mai se ne vede una concreta applicazione. Se sono state scritte male, è
tempo che vengano adeguate alla bisogna. Se invece è solo un problema di scarsa
volontà di applicazione, allora occorre un impegno di tutti per chiedere a gran
voce che vengano interpretate correttamente e fatte finalmente rispettare.
Certo, il fenomeno non è solo italiano e ce ne sono esempi in tutta Europa. Ma è concepibile
che anche su questo fallisca l’unità politica dell’Europa, che avrebbe dovuto essere fondata
su una convinta e solida base di democrazia? Se in Ungheria si adottano leggi liberticide e si
diffondono sempre di più comportamenti autoritari, non è un problema solo dell’Ungheria,
ma è anche una questione che ci riguarda e riguarda l’intera Europa. Forse, qualche presa di
posizione almeno di principio, da parte dell’Unione Europea, potrebbe almeno aiutare. Magari
la stessa Confederazione dei sindacati europei potrebbe essere un po’ meno silente. Ma per
ora siamo soltanto agli auspici. Di certo c’è solo il fatto che, per la prima volta, una
buona parte dei cittadini ungheresi abbia sfidato il potere, abbia tentato di
reagire e di passare all’azione almeno nella forma della protesta. Abbiamo
salutato con gioia la prima manifestazione popolare contro il regime; e speriamo
che non resti isolata. Ma forse la sola speranza non basta ed è necessario che si
manifesti con chiarezza la solidarietà dei Paesi democratici e il sostegno di quanti
credono che in qualsiasi Paese di Europa (e non solo) se c’è una battaglia che vale
la pena di essere combattuta è proprio quella per la libertà. E dunque, mentre
solidarizziamo con i cittadini che sono scesi in piazza per la prima volta in Ungheria, per
rivendicare libertà e democrazia, dobbiamo anche premere presso le istituzioni dell’Italia e
dell’Europa perché trovino almeno un momento per proclamare alcuni princìpi di fondo validi
per tutti i Paesi dell’area, facendo sentire una voce forte e decisa contro il populismo,
l’autoritarismo e la concezione reazionaria del potere, in favore del rispetto, comunque, dei
diritti dei cittadini. Insomma, dobbiamo entrare in qualche modo in campo anche noi, per la
difesa dei valori e princìpi in cui crediamo. Prima che sia troppo tardi.
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